Come costruire un paniere ottimale di criptovalute?

Volendo investire nelle criptovalute, ma non avendo tempo, interesse o capacità di fare trading in modo attivo, è preferibile comprare solo Bitcoin, oppure investire in un paniere di diverse valute? Come costruire questo paniere in modo che possa offrire i migliori rendimenti? In questo articolo proponiamo una analisi dei dati storici che ci aiuta a capire qual è la strategia migliore per investire in modo passivo nelle criptovalute.

Introduzione

Nel corso del 2018 il mercato delle criptovalute ha dato ben poche soddisfazioni a chi è interessato ad esse come forma di investimento, con crolli di oltre il 90% di valore per alcune coin rispetto ai massimi di fine 2017.
Se siamo però ancora convinti della bontà delle criptovalute e delle tecnologie sottostanti, e volendo vedere la situazione attuale in modo ottimistico, si può dire che ci sono buone probabilità che questo sia uno dei momenti migliori per entrare ed investire a prezzi "scontati".

In questo articolo analizziamo, tra i possibili approcci di investimento, quello cosiddetto passivo, ovvero un investimento in cui si cerca di seguire il comportamento di un determinato mercato, selezionando ed acquistando un insieme di strumenti (nel nostro caso criptovalute) che in qualche modo possano replicare l'andamento di tale mercato.

Nei mercati più comuni, ad esempio nei mercati azionari, esistono degli strumenti chiamati indici di mercato (o semplicemente indici) in grado di misurare la performance di una specifica selezione di titoli che vengono negoziati in tali mercati.
Possiamo pensare ad un indice azionario come ad un portafoglio teorico di titoli azionari assemblato in base a determinate regole.
Bisogna però tener presente che un indice di per sé è solo uno strumento di misurazione. Esistono tuttavia degli strumenti negoziabili, come gli ETF (Exchange-traded fund), che rendono possibile l'investimento in indici con l'obiettivo di ricercare gli stessi rendimenti dell'indice specifico. Pertanto, comprando un ETF, un investitore passivo può ottenere in modo relativamente semplice ed economico i rendimenti di uno specifico mercato (ad esempio un'area geografica o un settore economico).

Anche nel mercato delle criptovalute sono stati definiti indici in grado di misurare e replicare il comportamento del mercato. Ad esempio la nota società Coinbase ha definito un proprio indice, chiamato Coinbase Index, attualmente composto, con pesi diversi, dalle 5 criptovalute negoziabili su tale exchange: Bitcoin, Ethereum, Litecoin, Bitcoin Cash e Ethereum Classic. Purtroppo l'accesso al Coinbase Index Fund (il fondo che replica l'indice) è al momento riservato agli investitori istituzionali residenti negli USA e richiede un investimento minimo di 250 000 euro.
Altri indici sono stati definiti con lo stesso scopo, fra cui citiamo il CCI30 ed il Crypto20.

In questo articolo vogliamo però chiederci: è possibile crearsi da soli un proprio "indice", acquistando un paniere di criptovalute (ed eventualmente ribilanciando periodicamente) così da replicare in modo passivo l'andamento del mercato globale delle criptovalute? E se, fra tutte le strategie possibili, volessimo scegliere quella che nel passato ha dato il rendimento migliore, pur mantenendo una sufficiente diversificazione e un rischio non elevato, quale approccio dovremmo seguire?

Nota: a questo punto è doveroso precisare che quanto descritto in questo articolo non deve in alcun modo essere considerato una sollecitazione all'investimento in criptovalute, né una specifica raccomandazione verso specifiche tipologie di strumenti, ma ha soltanto un scopo informativo. Inoltre sottolineiamo il fatto che le analisi presentate in questo articolo utilizzano dati storici che non sono necessariamente indicativi delle prestazioni future dei mercati.

Definizione delle strategie

Nel definire una strategia di investimento passivo è necessario effettuare alcune scelte rispetto ad una serie di parametri di base che definiscono quali valute inserire nel paniere ed in quale quantità.
In questa sezione proviamo ad elencare i parametri su cui è possibile intervenire per caratterizzare una strategia di investimento sulle criptovalute, e sui quali poi effettueremo la nostra analisi.

Numero di coin nel paniere

Il primo criterio riguarda il numero di differenti valute da inserire nel paniere.
Il nostro paniere dovrebbe essere composto da un numero di criptovalute non troppo ridotto, così da avere una sufficiente diversificazione, ma anche non troppo elevato, in modo da non dover gestire troppe valute e da non correre i rischio di selezionare valute con poca capitalizzazione (o market cap) e poco liquide.

In questo senso è possibile fare due tipi di scelte:

  • fissare a priori il numero di coin presenti nel paniere, ad esempio selezionando le prime 5, 10, 20 valute a maggior capitalizzazione;
  • selezionare un numero di coin sufficienti a coprire una predeterminata percentuale della intera capitalizzazione di mercato, ad esempio, il 90% del mercato totale; si noti che in questo caso il numero di valute che costituiscono il paniere non è fisso ma può cambiare ad ogni operazione di ribilanciamento.

Nella nostra analisi considereremo soltanto la prima opzione e valuteremo strategie con portafogli composti da 5, 10, 15, 20 e 25 valute.

Peso assegnato a ciascuna coin

Il secondo ed altrettanto importante criterio riguarda il peso da assegnare a ciascuna coin nel proprio paniere, ovvero quanto acquistare di ciascuna valuta.

La scelta più comune ed immediata sarebbe quella di assegnare come peso ad una valuta la sua percentuale di capitalizzazione di mercato, ovvero il prodotto fra il prezzo di un singolo coin (espresso ad esempio in USD) ed il numero di coin attualmente in circolazione. In tal caso però il paniere sarebbe troppo sbilanciato verso Bitcoin, che attualmente ha una capitalizzazione pari a circa il 50% della capitalizzazione dell'intero mercato delle criptovalute (si parla infatti di Bitcoin Dominance), e che quindi dovrebbe costituire più o meno la metà del nostro paniere.
Per porre un limite al peso che una coin può avere nel paniere è possibile stabilire un tetto (cap) alla percentuale di ciascuna coin. Valori comuni di cap sono ad esempio 15%, 20% o 30%.

Alcuni indici preferiscono calcolare il peso in modo diverso. Ad esempio, il già menzionato CCI30 assegna a ciascuna coin un peso proporzionale alla radice quadrata della sua capitalizzazione.

In alternativa è anche possibile definire il peso di ogni valuta utilizzando ulteriori metriche oltre alla capitalizzazione di mercato. Ad esempio è possibile includere nel calcolo anche i volumi scambiati nel periodo di riferimento, con l'obbiettivo di dare maggior peso alle valute più scambiate e, dunque, più attive sul mercato.
In tal caso il peso della valuta i-esima (wi) sarà proporzionale ad un valore ottenuto combinando tutte le metriche (capitalizzazione, volumi ed eventuali altre metriche m', m'', etc.), ciascuna moltiplicata per uno specifico fattore.

$$ w_i = \text{cap}_i + \alpha \cdot \text{vol}_i + \beta \cdot m'_i + \gamma \cdot m''_i + \ldots $$

Nell'analisi presente in questo articolo assegniamo alle valute un peso proporzionale alla loro capitalizzazione di mercato e valutiamo quattro possibili scelte differenti per il cap: 15%, 20%, 30% e 50%.

Frequenza di ribilanciamento

Con il passare del tempo il nostro paniere potrebbe non essere più allineato con i criteri stabiliti precedentemente. Una coin potrebbe acquisire valore (e dunque capitalizzazione) e raggiungere il cap imposto nella funzione di calcolo del peso.
Oppure una coin potrebbe perdere valore e dunque uscire dal nostro criterio di selezione delle coin da inserire nel paniere.

Si rende pertanto necessario riallineare periodicamente il nostro portafoglio con i nuovi valori di mercato, acquistando una maggior quantità di valute che hanno aumentato il loro peso, e vendendo, in parte o del tutto, quelle che hanno invece perso il loro peso o sono addirittura uscite dal criterio di selezione.

Si noti che un riallineamento troppo frequente, oltre a renderci in un certo senso troppo "reattivi" sul mercato, corre il rischio di farci spendere troppo in commissioni di compravendita. D'altronde un riallineamento assai poco frequente, corre il rischio di farci perdere la possibilità di "cavalcare" l'ascesa di una nuova criptovaluta, inizialmente fuori dal nostro portafogli.

Nella nostra analisi valuteremo la possibilità di bilanciare ogni settimana, ogni 2 settimane, ogni 4 settimane (un mese circa), ogni 3 mesi (13 settimane) ed ogni 6 mesi (26 settimane).

La metodologia di analisi

Per effettuare le nostre analisi abbiamo utilizzato i dati storici forniti da CoinMarketCap. Sono forniti i dati a frequenza settimanale a partire dal 28 aprile 2013. Per ogni settimana è riportata una classifica delle valute, ordinate a partire da quella con la capitalizzazione maggiore. Per ogni valuta sono indicati: il prezzo in dollari, il numero di pezzi in circolazione, la capitalizzazione ed il volume di scambi complessivo.

Scenari temporali

I risultati delle nostre analisi possono dipendere fortemente dall'intervallo temporale considerato. Alcune strategie possono comportarsi meglio in alcune specifiche condizioni di mercato, ad esempio mercati in salita (bullish) o mercati in contrazione (bearish). Certe strategie possono dare risultati ottimi su alcuni intervalli di tempo brevi ma potrebbero invece essere da scartare su intervalli di tempo più lunghi.

Per avere una analisi quanto più possibile completa abbiamo considerato tre diversi scenari temporali, tutti con termine il 30 giugno 2018 (in modo da tener conto delle ultime evoluzioni del mercato), ma con durate di investimento differenti.

  1. Da inizio 2016 al 30 giugno 2018 (2 anni e mezzo). Questo scenario è il più completo; comprende una prima fase in cui i prezzi si sono mantenuti pressoché stabili o in moderata crescita, corrispondente più o meno a tutto il 2016, una fase di crescita esplosiva (coincidente con il 2017), ed una ultima fase di altrettanto significativa decrescita dei prezzi.
    La strategia migliore in questo caso dovrebbe essere quella che, rispetto ad altre strategie, acquisisce un buon vantaggio nella fase poco volatile e poi riesce a mantenerlo nelle fase a maggior volatilità.

  2. Da inizio 2017 al 30 giugno 2018 (1 anno e mezzo). In questo scenario escludiamo la fase con più bassa volatilità e consideriamo solo le 2 fasi di alta volatilità.
    La strategia migliore in questo caso dovrebbe essere quella in grado di sfruttare maggiormente la volatilità dei mercati.

  3. Da inizio 2018 al 30 giugno 2018 (6 mesi). In questo scenario valutiamo il comportamento delle nostre strategie in un mercato in sostanziale contrazione.
    La strategia migliore in questo caso è quella che riesce in qualche modo a "limitare i danni". Ricordiamo che in questo articolo valutiamo strategie di investimento passive e pertanto non consideriamo la possibilità di investire in modo short.

Calcolo delle commissioni

Per ogni transazione effettuata è necessario tenere in conto anche degli eventuali costi di commissione (fee) associati alla transazione, di solito definiti come percentuale sull'importo della transazione stessa.
Naturalmente tali costi dipendono dall'exchange in cui si effettua la transazione e, in alcuni casi, anche dalla quantità e dall'ammontare delle transazioni effettuate nel corso dell'ultimo mese o anno.

Poiché alcune valute sono presenti solo su alcuni exchange e non su altri, oltre che per possibili motivi di preferenza personale sulla scelta dell'exchange, non è stato possibile applicare alle diverse strategie un calcolo preciso della commissione da aggiungere a ciascuna transazione effettuata durante la simulazione. Abbiamo piuttosto ipotizzato tre differenti scenari in cui è applicata una commissione fissa (in percentuale) su tutte le transazioni effettuate:

  1. Commissioni zero: questo è uno scenario ipotetico in cui valutiamo tutte le possibili strategie senza tener conto dei costi di commissione.

  2. Commissione pari allo 0,10%: queste sono le commissioni che è possibile ottenere su alcuni exchange, in alcuni casi avendo un importo di transato superiore ad una certa soglia.

  3. Commissione pari allo 0,20%: questo è il valore più comune per le commissioni di transazione.

Ipotesi semplificative

Per semplificare l'analisi non abbiamo tenuto conto, nella simulazione del portafoglio, degli hard-fork avvenuti sulle valute presenti in portafoglio durante il periodo di analisi, principalmente il fork di Ethereum Classic nel 2016 e quello di Bitcoin Cash nel 2017. Non riteniamo questa scelta troppo influente ai fini della nostra analisi, sia perché gli hard fork sono eventi eccezionali e non dovrebbero in alcun modo inficiare sulla scelta di una strategia di investimento, sia perché alcuni exchange non hanno offerto l'accredito automatico delle nuove valute generate a seguito del fork.

Software di simulazione

Per la simulazione delle strategie è stato realizzato un software in linguaggio Python, basato sulle librerie di calcolo NumPy e pandas. Tutto il codice sorgente prodotto ed utilizzato per la stesura di questo articolo è disponibile su GitHub con licenza Open Source.

Analisi dei risultati

Nella nostra analisi ipotizziamo in investimento iniziale di 10 000 dollari. Per ogni possibile strategia data dalla combinazione dei tre parametri descritti nella sezione precedente, abbiamo valutato le seguenti metriche:

  • Profitto in dollari: calcolato come controvalore in dollari del portafoglio a fine periodo meno l'importo iniziale investito; questa è una delle metriche principali per valutare una strategia: maggiore è questo valore, più performante è la strategia.

  • Profitto in BTC: analogamente alla metrica precedente si misura sottraendo al controvalore finale del portafoglio in bitcoin il controvalore iniziale del portafoglio (sempre in bitcoin); è una metrica del tutto simile alla precedente, ma consente di capire meglio il comportamento di una strategia rispetto al semplice acquisto di soli bitcoin.

  • Ritorno sull'investimento (ROI) in USD: si calcola come rapporto fra il profitto ed il capitale inizialmente investito (in dollari).

  • Ritorno sull'investimento (ROI) in BTC: si calcola come rapporto fra il profitto ed il capitale inizialmente investito (in bitcoin).

  • Numero di transazioni effettuate: indica il numero di compravendite effettuate durante il periodo per mantenere i pesi delle valute nel portafoglio allineate alla strategia; naturalmente tale numero sarà minore nei casi in cui il ribilanciamento del portafoglio avviene con minore frequenza.

  • Importo totale delle transazioni in USD: indica l'importo totale del transato, espresso in dollari.

  • Importo totale delle transazioni in BTC: indica l'importo totale del transato, espresso in bitcoin.

  • Totale delle commissioni di transazione pagate in USD: indica l'importo totale delle commissioni pagate per le transazioni di compravendita effettuate, espresso in dollari.

  • Totale delle commissioni di transazione pagate in USD: indica l'importo totale delle commissioni pagate per le transazioni di compravendita effettuate, espresso in bitcoin.

  • Max drawdown in dollari: il drawdown misura la discesa (o correzione) da un precedente massimo relativo o assoluto, del valore del portafogli in dollari; il max drawdown rappresenta dunque la perdita massima (teorica) maturata nel periodo di analisi, rispetto al valore di picco registrato precedentemente. Si tratta di un indicatore di rischio; un investitore avverso al rischio dovrebbe seguire, tra tutte le strategie, quella che cerca di minimizzare il max drawdown.

  • Max drawdown in percentuale: come il precedente, ma misurato come percentuale rispetto al massimo; ad esempio se successivamente ad un massimo di 100000 dollari, il nostro portafogli si è svalutato fino a raggiungere un valore di 40000 dollari, il drawdown è pari al 60%.

  • Sharpe ratio: è una misura della performance del portafoglio rispetto ad un investimento a rischio zero; per maggiori dettagli sull'indice di Sharpe si veda la corrispondente voce di Wikipedia. Per la nostra analisi ci basta sapere che ad un valore maggiore dell'indice corrisponde una strategia più performante e che, per semplicità di analisi, abbiamo assunto pari a zero il rendimento del benchmark a rischio zero.

Scenario 1. Da inizio 2016 al 30 giugno 2018

Come detto, questo è lo scenario più esteso temporalmente (2 anni e mezzo) e comprende fasi del mercato di natura diversa. In questo scenario si sono realizzati i maggiori profitti: il ritorno sull'investimento massimo raggiunto è stato pari al 14 000% (!); in altre parole, chi ha investito 100 dollari in criptovalute ad inizio 2016 si ritrova oggi ad avere un portafoglio con un controvalore di oltre 14 000 dollari.

Vediamo di seguito i risultati ottenuti dalle varie strategie, ordinati per profitto.

Come è possibile vedere, si nota una netta prevalenza delle strategie basate su un ribilanciamento ogni 3 mesi (13 settimane), che occupano tutti i primi 5 posti e ne piazzano 7 tra i primi 10.
Un altro dato significativo che possiamo vedere è quello relativo al cap sul peso. Tutte le prime 10 strategie hanno un cap pari al 15% o al 20%.
Meno netta è invece l'indicazione sul numero di coin in portafoglio. La strategia che si è rivelata migliore prevede un portafoglio di 10 coin, ma sono presenti in classifica anche portafogli con 15, 20 e 25 coin.

Scenario 2. Da inizio 2017 al 30 giugno 2018

In questo scenario, investimento con una estensione di un anno e mezzo circa, si valuta il comportamento delle strategia nella fase di grande crescita (bolla?) avvenuta nel 2017 e nella successiva ricaduta nel 2018.
Ovviamente in questo caso ci perdiamo la crescita del mercato avvenuta nell'arco del 2016, per cui i risultati in termini di profitto saranno decisamente peggiori rispetto allo scenario 1: il massimo ROI ottenuto supera di poco il 5000%, un risultato comunque da non gettare via.

Vediamo la tabella con tutti i risultati.

In questo caso, il segnale più forte che emerge è quello relativo al periodo di ribilanciamento: ben 9 fra le migliori 10 strategie prevedono un ribilanciamento ogni 4 settimane. Tale risultato non dovrebbe sorprendere se si considera che durante le fasi a maggior volatilità come quelle verificatesi nel corso del 2017, un ribilanciamento più frequente consente di seguire con maggior reattività i mercati.

Anche in questo scenario, relativamente al cap sul peso, possiamo ricavare indicazioni rilevanti ed in linea con quanto visto precedentemente: tutte le prime 10 strategie hanno un cap pari al 15% o al 20%.

Ancor meno netta è invece l'indicazione sul numero di coin in portafoglio: praticamente tutti e le possibili configurazioni (5, 10, 15, 20 e 25 coin) appaiono almeno una volta nella classifica delle prime 10 strategie.

Facciamo però a questo punto una ulteriore osservazione che riguarda sia il primo scenario visto precedentemente sia lo scenario attuale. Ordinando le strategie per drawdown percentuale massimo (ricordiamo che minore è il drawdown massimo, meno "rischiosa" è la strategia), tutte le strategie nelle prime 10 posizioni prevedono un cap sulla percentuale pari al 50%, il che vuol quasi dire non porre alcun limite al peso (del bitcoin, ovviamente), e le strategie nelle prime 5 posizioni prevedono il minimo numero di coin in portafoglio considerato, ovvero 5.
In altre parole, se si vuole minimizzare il rischio nel portafoglio (o, comunque la possibilità di perdite di valore elevate) è preferibile avere un portafoglio con un numero ridotto di valute e fortemente sbilanciato su bitcoin.

Scenario 3. Da inizio 2018 al 30 giugno 2018

E veniamo all'ultimo scenario considerato. L'inizio del periodo di investimento coincide con l'inizio del 2018; si tratta di uno scenario piuttosto comune fra chi, non conoscendo prima il mondo delle criptovalute, ha deciso di iniziare ad investirci qualche euro sull'onda del clamore dei prezzi record registrati verso fine 2017.

Questo è stato sicuramente il peggior momento per investire in criptovalute e chiariamo subito che purtroppo non esiste strategia passiva che ci consenta di registrare dei profitti in questo scenario. La miglior performance prevede una perdita di oltre 6 800 dollari su un investimento iniziale di 10 000 dollari (-68,6%).

Vediamo di seguito i dati per capire quale può essere comunque il miglior approccio "difensivo" in casi come questo.

Come già osservato precedentemente nell'analisi dei drawdown, anche in questo caso le performance migliori in termini di profitto si hanno con le strategie che prevedono un cap elevato sul peso (50%) ed un numero ridotto di coin in portafoglio.
In caso di mercato bearish la miglior cosa da fare sembra dunque quella di ridurre il numero di valute nel paniere e di aumentare il peso di bitcoin.

Riepilogando dopo aver analizzato tutti e tre gli scenari, non sembra esistere una strategia univoca che possa andar bene "per tutte le stagioni". Mentre nei casi di alta volatilità è preferibile un ribilanciamento più frequente, nei casi di mercato bearish è fondamentale ridurre il numero di valute e privilegiare il bitcoin.
Dovendo scegliere il miglior compromesso in termini di profitto con rischio bilanciato, ci sembra di poter dire che una strategia con ribilanciamento ogni 3 mesi, weight cap pari al 20% e numero di coin pari a 10 possa essere una scelta valida alla luce dei risultati ottenuti in questa analisi.
Potendo farlo, nei casi in cui il mercato mostra una maggiore volatilità è preferibile aumentare la frequenza di ribilanciamento, passando ad un ribilanciamento ogni mese.

Andamento del valore del portafoglio

Dopo aver confrontato i risultati riepilogativi di tutte le strategie nei vari scenari, concludiamo ora l'analisi offrendovi la possibilità di confrontare le singole strategie rispetto al grafico dell'andamento del controvalore in dollari del portafoglio (anche detto equity line) nel corso del tempo.

Sull'asse delle ascisse (asse x) sono riportate le date mentre sull'asse delle ordinate (asse y) è indicato il valore del portafoglio in dollari.

Abbiamo inserito di default la strategia che noi riteniamo possa essere il miglior compromesso per ottenere i migliori profitti riducendo il rischio.

Si possono aggiungere al grafico ulteriori strategie, selezionando le caratteristiche desiderate e cliccando sul pulsante Aggiungi.

Data di inizio
Fee transazione
Periodo ribil.
Max peso
# coin

Considerazioni finali

In questo articolo abbiamo presentato una analisi che ci consente, sulla base dei dati storici, di individuare una possibile buona strategia per investire in modo passivo su un paniere di criptovalute.

Tale analisi è stata volutamente semplice in quanto l'obiettivo è che questo sia solo il primo passo di un percorso che, nel tempo, ci porterà a valutare diversi approcci ed ulteriori strategie alla ricerca del miglior investimento sulle criptovalute.

Ci sono ad esempio alcuni fattori, tralasciati in questo articolo, su cui potrebbe essere opportuno effettuare una ulteriore analisi.

Tanto per cominciare, nella definizione della strategia non abbiamo effettuato alcuna distinzione sulla natura e sulle caratteristiche delle valute che costituiscono il paniere.
Tether, ad esempio, è una stablecoin, ovvero una criptovaluta il cui valore è ancorato a quello di un altro asset. Nel caso di Tether, il valore è agganciato alla parità uno-a-uno con il dollaro. Al di là degli aspetti tecnici (si veda questo articolo del Sole 24 Ore per maggiori dettagli), ai fini della nostra analisi ciò che conta è che una stablecoin come Tether non dovrebbe fare parte del nostro paniere in quanto il suo andamento è completamente non correlato a quello delle altre criptovalute. Attualmente, secondo CoinMarketCap, Tether si trova all'ottavo posto come market cap, per cui nell'analisi è stata inclusa in tutti i panieri con almeno 10 diverse valute. Sarebbe interessante verificare l'andamento delle nostre strategie escludendo Tether e tutte le altre eventuali stablecoin non legate all'andamento del mercato delle criptovalute.

Una ulteriore distinzione che è possibile fare nell'ambito del mercato delle criptovalute è basata sulla specifica tipologia di coin. Una prima caratterizzazione distingue le coin propriamente dette, che hanno una propria blockchain di riferimento (ed in tal senso sono anche chiamate token nativi), ed i token (non nativi), che invece si basano sulla blockchain di un'altra criptovaluta, nella maggior parte dei casi Ethereum, e sono generati tramite uno smart contract.
Una ulteriore caratterizzazione, proveniente dall'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) riguarda invece la natura (anche da un punto di vista giuridico) dei token. In tal senso, si distinguono tre categorie di token: token di pagamento, ovvero token che possono essere accettati come mezzo di pagamento per l’acquisto di beni o servizi (es. Bitcoin, Litecoin, Dash), token di utilizzo, che rappresentano un diritto di accesso e/o utilizzo di un servizio digitale su blockchain (ad es. Golem, Siacoin), ed infine token di investimento, considerati a tutti gli effetti come security, ovvero token rappresentativi di valori patrimoniali.
Ai fini della nostra analisi sarebbe molto interessante vedere il comportamento di portafogli settorializzati che considerano coin di una specifica tipologia.
Tuttavia bisogna osservare che, mentre la prima classificazione tra coin e token è decisamente netta e chiara (anche se vi sono stati casi in cui una criptovaluta nata come token non nativo è poi successivamente divenuta nativa attraverso la creazione di una propria blockchain), nel secondo caso le definizioni sono piuttosto "sfumate" e non è sempre immediato individuare a quale delle tre tipologie una coin appartenga.

Come già detto, nella nostra analisi non abbiamo considerato gli effetti sul nostro portafoglio degli eventuali hard fork avvenuti sulle coin in nostro possesso; l'effetto di tali fork è la crescita del nostro portafoglio dovuta al fatto che diveniamo in modo (quasi) automatico proprietari delle nuove criptovalute generate nel fork (in misura proporzionale alla quantità di valuta originaria in nostro possesso). In modo simile, nella nostra analisi non abbiamo tenuto conto anche di un altro fattore che potrebbe almeno in teoria accrescere il nostro portafoglio indipendentemente dal valore di mercato delle coin possedute, ovvero la possibile remunerazione data dal possesso delle valute basate sulla Proof-of-Stake.

Concludiamo ricordando di non trascurare mai il fatto che di solito il nostro portafoglio di criptovalute sarà depositato presso uno o più exchange; avendo a che fare con mercati over-the-counter non regolamentati, ciò ci espone implicitamente al rischio di controparte.
Diventa allora inutile diversificare su diverse valute per minimizzare il rischio dell'investimento se poi manteniamo tutto il nostro portafoglio (o gran parte di esso) su un singolo exchange, magari neanche tra i più diffusi, con la minaccia che un attacco hacker possa azzerare il nostro portafogli nel giro di pochi minuti; questa pagina di CryptoCoinCharts fornisce un elenco dei principali exchange con i rispettivi volumi scambiati e la quota di mercato. Una strategia orientata a minimizzare il rischio a 360 gradi dovrebbe diversificare anche sugli exchange, limitando la percentuale di portafoglio depositata su ogni singolo exchange.

Per approfondire

Indici

Coinbase Index
Pagina ufficiale del Coinbase Index.

CCI30 - CryptoIndex
Sito che descrive l'indice CCI30. Come viene calcolato, di quali valute è attualmente composto ed il suo andamento nel tempo.

Crypto20
L'indice Crypto20 è un indice composto dalle 20 criptovalute a maggior capitalizzazione con un tetto del 10% sul peso di ciascuna coin. La novità, in questo caso, è che il fondo che segue l'indice è emesso come token sulla blockchain di Ethereum ed è quindi gestito tramite uno smart contract. Qui è possibile scaricare il whitepaper per maggiori dettagli.

CRIX - Cryptocurrency Index
Un altro indice, nato dalla collaborazione fra la Humboldt University di Berlino, l'università di Singapore, e CoinGecko. Anch'esso basato sulla capitalizzazione di mercato, una delle principali caratteristiche di questo indice è che il numero di valute che costituiscono il paniere può variare nel corso del tempo.

Bletchley Indexes
Una serie di indici settoriali, ciascuno dei quali segue un particolare sottoinsieme di criptovalute, ad esempio: le 10 valute a maggior capitalizzazione, le 20 valute a media capitalizzazione, le 40 valute a bassa capitalizzazione, i token Ethereum, etc. Un aspetto interessante è che il calcolo della capitalizzazione viene effettuato considerando la quantità di moneta in circolo nell'anno 2050 (Year 2050 marketcap).

Strategie

Diversificare un portafoglio di criptovalute: correlazione e varianza di Patrick Thompson - CoinTelegraph - Maggio 2018
Questo articolo presenta un possibile approccio di diversificazione di un portafoglio di criptovalute, basato su correlazione e varianza.

Costruzione di un portafoglio di titoli: La teoria di Markowitz sito Money.it - Luglio 2013
Un breve articolo introduttivo che spiega la teoria di Harry Markowitz per la costruzione di un portafoglio ottimale di titoli.

Autore
Fabiano Sarracco
Ingegnere informatico, sviluppatore software freelance. Alcuni anni fa ha deciso di approfondire lo studio delle tecnologie alla base delle criptovalute e di applicazioni della blockchain; da allora si occupa anche di divulgazione e formazione in questo ambito.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

Commenti